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Revoca Agente Nobis: può la subentrante AXA contestare oggi una prassi tollerata per diverso tempo?

Nell’intermediazione assicurativa, il versamento dei premi rappresenta (ovviamente) uno degli obblighi più sensibili per l’Agente. Tuttavia, nella pratica operativa non è raro che nel tempo si consolidino modalità gestionali diverse rispetto a quelle formalmente previste dal contratto.
In un caso recentemente affrontato dallo Studio Professionale Agents Consulting è emerso proprio questo aspetto: il peso delle prassi tollerate dalla Compagnia ed il loro rilievo nella valutazione della legittimità di una revoca per giusta causa.
Veniamo al caso. L’agente operava da anni con la Compagnia Nobis Assicurazioni e nel corso del rapporto si era consolidata da tempo una modalità di “versamento premi” senza dubbio “anomala”, che prevedeva rimesse effettuate con un certo ritardo rispetto alle scadenze contrattuali.
Non solo. Tra Agente e Compagnia si era progressivamente affermata una prassi ancora più significativa: il differimento di ulteriori trenta giorni del versamento di decadi che risultavano già di loro non propriamente puntuali.
Si trattava di una modalità operativa conosciuta e mai formalmente contestata dalla Compagnia, che nel tempo aveva di fatto tollerato e avallato questo sistema di gestione anche in ragione di un’importante e particolare convenzione gestita dall’Agente a livello nazionale.
La reiterata accettazione di un comportamento difforme rispetto alle previsioni contrattuali può assumere un rilievo importante. La tolleranza nel tempo può infatti generare una modifica del rapporto per fatti concludenti, o comunque incidere sulla valutazione della gravità del comportamento.
Lo scenario cambia completamente con l’acquisizione di Nobis da parte di Axa Assicurazioni. Quest’ultima infatti, a seguito di ispezione amministrativa all’uopo predisposta, ha richiesto all’Agente il pagamento immediato di un saldo cassa piuttosto rilevante nel frattempo creatosi (e parliamo di quasi un anno!).
In casi simili, sarebbe ragionevole attendersi una gestione più graduale della transizione, ad esempio attraverso un riallineamento progressivo delle modalità di versamento invece che una richiesta immediata e cumulativa di importi così rilevanti. Una questione tutt’altro che teorica.
Ne è scaturita una revoca per giusta causa della mandante ed il bello è che l’Agente non si è affatto rifiutato di ottemperare al versamento del saldo di cassa, ma in sede di riconsegna ha semplicemente chiesto di inserire nel verbale proprie dichiarazioni e specifiche nel merito di quel saldo di cassa.
Gli ispettori della AXA hanno invece precluso qualsiasi legittima forma di contradditorio e/o contestazione in quel documento e sembravano unicamente interessati ad incassare il saldo di chiusura, praticamente per loro le operazioni di riconsegna iniziavano e si concludevano con il versamento del saldo di cassa.
Il confronto è diventato insuperabile e la Compagnia ha poi notificato quel verbale di riconsegna di fatto composto da appena due paginette, aventi unicamente ad oggetto la richiesta del saldo di chiusura. Un saldo peraltro cangiante nel suo importo: prima, durante e dopo le operazioni di riconsegna (negli atti giudiziari).
Una situazione che andava gestita con molta più attenzione e non certo di “pancia” come invece fatto dalla subentrante Axa Assicurazioni, anche in ragione delle caratteristiche dell’ex Agente mandatario e del più pratico interesse di recupero di quelle somme. Onestamente, se fossimo nel CdA di questa Compagnia chiederemmo conto al management.