Presunta “distrazione di portafoglio” e Groupama congela l’indennità di fine rapporto.
Può una Compagnia di assicurazioni omettere di trasmettere all’Agente dimissionario i conteggi delle indennità di fine rapporto e, soprattutto, rifiutarne il pagamento giustificandosi con il fatto che, a suo dire, nel frattempo si sarebbe verificata una “distrazione di portafoglio”?
Oggi parliamo di Groupama Assicurazioni che, a fronte delle dimissioni di un proprio Agente purtroppo causate da gravissimi motivi di salute, si trova al centro di una vicenda per la quale non solo ritiene di non dover pagare gli indennizzi ad un suo ex Agente, ma non si preoccupa neanche di notificargli i relativi conteggi. Codesta Compagnia così scrive all’ex Agente: “le relative indennità di fine rapporto vengono da noi sin d’ora congelate per futura compensazione, anche ai sensi e per gli effetti di quanto prevede l’art. 34 ANA 2003, del maggior danno derivante dalle situazioni contestate nella presente lettera di diffida”.
La motivazione addotta sarebbe riconducibile ad una presunta “distrazione di portafoglio”, circostanza che l’Agente ha contestato sin da subito rammentando anche all’ex mandante la cessazione dell’attività di intermediazione e la contestuale cancellazione dal Rui.
A rapporto cessato, la Compagnia deve procedere alla determinazione delle somme spettanti all’Agente, rendendo conoscibili i criteri utilizzati attraverso la notifica dei conteggi delle indennità, così come previsto dall’art. 34, I comma, ANA 2003. Contrariamente a quanto fantasiosamente argomentato da Groupama, l’art. 34 ANA non prevede alcuna ipotesi di compensazione e/o congelamento delle indennità o, peggio ancora, compensazioni per presunti danni ipotizzati dalla Compagnia.
Ribadiamo: la norma non prevede nulla di quanto sopra e l’odierna pretesa di Groupama non esitiamo a definirla di una gravità inaudita.
Il concetto di “distrazione di portafoglio” rischia poi di diventare una generica e pericolosa categoria di contestazione successiva alla cessazione del rapporto, con il risultato di incidere su un atto contrattualmente dovuto. La questione diventa ancora più delicata, perché si entra in una zona nella quale una contestazione del genere, abbinata a risoluzioni arbitrarie, rischia di trasformarsi in una sospensione dei diritti e degli interessi economici dell’Agente.
Nel caso di specie, parliamo per giunta di una indennità di fine rapporto di poco più di 20.000,00 euro che riviene dalle dimissioni dell’Agente a loro volta determinate da gravissimi motivi di salute.
Fatti senza dubbio non determinanti e/o legittimanti di alcunché, ma è impossibile non rilevare il paradosso di una vicenda nella quale, proprio nel momento in cui un intermediario è costretto ad interrompere quel rapporto per ragioni così gravi, si ritrova anche costretto a confrontarsi con il mancato pagamento delle somme maturate per effetto di arbitrarie interpretazioni della Compagnia.
Come al nostro solito, abbiamo tentato di percorrere tutte le strade possibili al fine di trovare una soluzione bonaria. Non si è partiti da una citazione. Non si è partiti da una diffida aggressiva. Abbiamo inviato alla Compagnia una PEC conciliativa, senza ottenere risposta. Abbiamo provato a contattare più volte il Capo Area che a sua volta tergiversa, rappresentando la necessità di interfacciarsi con la Direzione (?!). Abbiamo tentato persino di raggiungere il Direttore Commerciale, chiedendo un contatto telefonico. Tutto senza esito, tutto senza alcun tipo di risposta di qualsiasi tenore. Neanche all’immediata contestazione dell’Agente è seguita, all’epoca, una risposta di Groupama.
A prescindere da tutto, un comportamento poco consono.
Da parte nostra abbiamo seguito il percorso di sempre: cercare di risolvere la questione senza arrivare davanti a un Giudice. Negli ultimi anni, con altre Compagnie, siamo riusciti a risolvere nell’interesse degli Agenti e delle stesse mandanti, diverse situazioni conflittuali. Groupama, tuttavia, non ha fornito alcuno spazio di confronto e ce ne dispiace.
A titolo di curiosità, abbiamo spulciato i bilanci di Groupama Assicurazioni. Nel Bilancio 2024, all’interno della voce ‘Accantonamenti vari’, ricompresa negli ‘Altri accantonamenti’, la Compagnia indica 4,417 milioni di euro per potenziali ‘controversie nei confronti di ex agenti’. Nel 2023 la stessa voce ammontava a 5,211 milioni di euro.“
Dati ufficiali che non dimostrano nulla sulla singola vicenda che stiamo raccontando, ma che evidenziano quantomeno una circostanza: le potenziali controversie con ex Agenti sembrano rappresentare una voce economicamente significativa nei bilanci di questa Compagnia.
Nel caso di specie, saremo costretti ad adire le vie legali per una controversia di poche decine di migliaia di euro che, per un Agente che ha dovuto rinunciare a quel mandato per gravi motivi di salute, rappresentano molto.
Ma tant’è, la gestione dei rapporti con la rete agenziale spetta al management della Compagnia che in questo caso ha deciso di interpretare a modo suo le norme dell’ANA e per di più di non rispondere a nessuno. Resta però una domanda, magari da farsi al CdA di questa Compagnia che conferisce incarichi manageriali: quanto potrebbe costare non lasciare spazio ad un confronto prima che una qualsiasi controversia approdi davanti aD un Giudice?









