Libutti racconta, Demozzi replica: noi, da “cattivoni”, mettiamo in fila i fatti – Seconda parte.
Facciamo quello che nessuno fa e continuiamo con l’analisi logica dell’intervista all’Avv. Francesco Libutti, non ce ne voglia il buon Avvocato, ma in molti punti le posizioni dell’intervistato appaiono contraddittorie e del tutto slegate dalla realtà.
Capita magari a chi riceve un incarico e ci si dedica in toto per anni, finendo per estraniarsi dalle manfrine che caratterizzano il mondo sindacale degli Agenti.
L’intervistatore entra nel merito di una sua possibile candidatura alla guida dello SNA, e qui emergono le prime considerazioni/contraddizioni che meritano di essere approfondite. Partiamo dalla più importante.
Libutti dichiara che non si candiderebbe mai “contro” Claudio Demozzi, perché ne ha sempre condiviso ed approvato la linea politica, ci chiediamo quindi quale sarebbe, concretamente, il significato di un suo eventuale avvicendamento alla presidenza SNA. Perché se cambia il presidente ma non cambia la visione, in cosa consisterebbe il cambiamento? La domanda non è retorica. È politica.
La categoria degli Agenti non ha bisogno semplicemente di un volto nuovo alla guida dello SNA. Ha bisogno di una nuova impostazione, di una diversa capacità di rappresentanza e, soprattutto, di qualcuno che abbia il coraggio di affrontare il problema che da troppo tempo viene rinviato: la riscrittura dell’ANA 2003.
Se il Libutti approva appieno la politica di Demozzi, ci viene da pensare che condivida anche lo slogan “meglio nessun Accordo, che un pessimo Accordo”, in virtù del quale lo SNA si rifiuta vita natural durante di riscrivere un ANA vecchio di cinquanta anni (l’Accordo Collettivo siglato nel 2003, è infatti solo formale proiezione di quelli antecedenti). La scusa è che l’ANA contiene dei diritti acquisiti irrinunciabili, ma non è dato sapersi quali siano. Né tantomeno nessuno lo chiede.
È questo, a nostro avviso, il vero banco di prova per una nuova leadership.
Serve una guida che abbia il coraggio di riaprire il tavolo ANA. Servono capacità negoziali, visione e abilità contrattuale. Serve soprattutto la capacità di raccordarsi con le altre organizzazioni sindacali degli Agenti, quelle stesse rappresentanze sulle quali, nel corso dell’intervista, Libutti sembra concedersi qualche ironia di troppo.
Non serve un erede dello slogan “meglio nessun Accordo che un pessimo Accordo”.
Se il modello SNA deve rimanere quello attuale, fatto di corsi di formazione ed aggiornamento, di preparazione all’esame Rui, di crediti formativi, di tour identitari, di conferenze e convezioni, parliamo di attività che il Demozzi già svolge egregiamente, avendo trasformato questo Sindacato in una specie di CEPU.
Anzi, come per il Libutti alla guida del Fonage, l’esperienza maturata dall’attuale dirigenza SNA in questo campo, non è eguagliabile da nessuno, per cui si rischierebbe di far peggio anche in queste attività sindacali collaterali. Attività sicuramente utili, ma che non dovrebbero rivestire carattere preminente rispetto alla mission di un Sindacato.
Tanto vale tenersi il buon Demozzi per i prossimi quindici anni, periodo peraltro già opzionato da lui stesso (occorrerebbe informare Libutti anche di questo), che, sommati ai quindici già trascorsi, lo porterebbero a festeggiare trent’anni di guida SNA. Una prospettiva che per Libutti non costituisce un problema.
Ed arriviamo così al tema del limite dei mandati.
Secondo Libutti, in un’associazione privata non avrebbe senso introdurre un limite temporale alla permanenza nella carica. Il paragone proposto è con la gestione della cosa pubblica: lì il limite dei mandati avrebbe una sua ragione per evitare distorsioni, mentre in un’associazione privata, con diecimila iscritti (anche lui è convinto siano tanti), non sarebbe necessario.
È proprio questo passaggio che, a nostro avviso, merita una riflessione.
Una cosa è dire che non esiste, in linea generale, un obbligo giuridico di limitare i mandati. Altra cosa è sostenere che, per questa ragione, non esista un problema politico e/o democratico legato alla permanenza indefinita della stessa persona alla guida di un’organizzazione. Per l’Avv. Libutti, infatti, se il Congresso lo vota e lo vuole, egli può presenziare a quella carica anche per trent’anni consecutivi.
Il problema non è quello della legittimità, ma quello dell’equilibrio, della contendibilità della leadership. È quello della possibilità concreta che, all’interno di un’organizzazione, possa affermarsi un’alternativa realmente competitiva anche dopo dieci, quindici o vent’anni di permanenza dello stesso gruppo dirigente.
Per Libutti sarebbe sufficiente solo una valutazione di “opportunità” che il diretto interessato dovrebbe compiere per evitare di rimanere troppo a lungo su quella poltrona. Già ce lo immaginiamo un Demozzi intento a compiere, in piena coscienza, una valutazione che lo induca a riflettere sulla opportunità di una sua permanenza trentennale alla guida dello SNA.
Il dubbio è che l’ex presidente del Fonage non abbia minimamente inquadrato il personaggio, così come non deve essere consapevole del fatto che al momento si è guadagnato a pieno titolo l’iscrizione nella speciale Black list del Demozzi.
Ma torniamo alla distinzione, richiamata dallo stesso Libutti, tra opportunità, conflitto di interessi e incompatibilità funzionale. Non tutto ciò che è legale è necessariamente opportuno. E non tutto ciò che non configura un illecito, costituisce solo per questo, un comportamento coerente con il ruolo ricoperto.
Facciamo un esempio volutamente semplice.
Se il presidente di un Sindacato trascorre anni ad attaccare le Compagnie dirette sostenendo che rappresentano una minaccia per gli Agenti e, contemporaneamente, assume di nascosto una posizione che lo porta a beneficiare direttamente di un mandato assicurativo con una di quelle realtà, non siamo di fronte ad un comportamento contra Legem. Tuttavia possiamo legittimamente chiederci se quel comportamento sia opportuno e coerente con le posizioni politiche sostenute fino a quel momento, specialmente se il suo ruolo e la sua posizione privilegiata consente solo a lui di beneficiare di un mandato tradizionale conferitogli dalla più diretta tra le Compagnie dirette.
È una questione di opportunità, coerenza e credibilità della stessa organizzazione Sindacale che si pretende di rappresentare.
Ed è proprio qui che il tema del limite dei mandati acquista un significato diverso. Non certo perché dopo Tot anni un presidente diventi automaticamente illegittimo, ma perché una permanenza molto lunga alla guida di un’organizzazione, tende inevitabilmente a produrre relazioni, conoscenze, strutture di consenso, rapporti economici e professionali che rendono sempre più difficile per un’alternativa competere ad armi pari.
Basti pensare al ruolo che, attraverso l’intermediazione con la Verti Assicurazioni, il nuovo progetto imprenditoriale del Demozzi può avere nei rapporti con la platea degli Agenti iscritti allo SNA, specialmente con i colleghi che si fanno delegare al Congresso e che quindi lo votano.
Se attraverso collaborazioni orizzontali, il Demozzi garantisce loro provvigioni Rcauto di gran lunga superiori anche a quelle delle loro stesse Compagnie (la sua UNA srl percepisce dalla Verti il 17% sulla rcauto, pensate un pò!), il tema non può essere liquidato semplicemente come una normale e legittima attività d’intermediazione assicurativa del Presidente.
Quando chi svolge quell’attività d’intermediazione è contemporaneamente il presidente, da quindici anni, di una importante organizzazione sindacale ed intreccia quel tipo di relazioni con una parte significativa del potenziale elettorato, è altrettanto legittimo interrogarsi sugli effetti che una simile sovrapposizione può produrre sulla dinamica del consenso. Significativo il fatto che la nuova agenzia del Demozzi che gestisce il mandato Verti Assicurazioni, solo nel 2025 ha prodotto 6 milioni di euro di ricavi per produzione (NDR: parliamo quindi di provvigioni non di premi assicurativi, immaginate quindi il volume di portafoglio che è riuscito a creare in pochissimi anni!).
Non stiamo parlando necessariamente di un illecito. Stiamo parlando di potere che, dopo tre lustri di leadership incontrastata, rischia di diventare strutturale.
È questo il motivo per cui è necessario un limite dei mandati, non per impedire ad un presidente di continuare a svolgere il proprio lavoro se ben voluto dagli elettori, ma per garantire che, prima o poi, qualcun altro abbia democraticamente una possibilità concreta di misurarsi con lui.
E’ curioso che proprio l’Associazione Sindacale che Libutti sembra criticare per aver, a suo dire, privilegiato in un Ccnl la categoria dei dipendenti di agenzia (ma onestamente non ci pare abbia ben afferrato la questione!), abbia invece statutariamente previsto un limite ai mandati.
Ancor più significativo è il fatto che il Presidente di un’altra organizzazione sindacale degli Agenti, nonché storico fondatore della stessa, abbia ritenuto, dopo tanti anni di permanenza alla guida, di dover fare un passo indietro proprio per opportunità decidendo di non ricandidarsi (da Statuto non vi era alcuna preclusione in tal senso!).
Forse è proprio questo il concetto che sfugge all’Avv. Libutti. Il problema non è stabilire se trent’anni di presidenza siano possibili per desiderio del Congresso elettivo. Il problema è chiedersi se, dopo trent’anni, sia ancora possibile parlare di una competizione realmente contendibile.
E allora torniamo alla domanda iniziale.
Fermo restando che il buon Libutti o sceglie di candidarsi “contro” oppure deve pazientare per i prossimi quindici anni, se si dovesse concretizzare la prima ipotesi, quale sarebbe la ragione per cui gli Associati dovrebbero scegliere lui piuttosto che Demozzi, visto che ne condivide pienamente la politica?
Il senso del nostro ragionamento è che in SNA il ricambio al vertice sembra confermarsi essere una sorta di “concessione” dell’attuale presidente, non una possibilità concreta per chiunque abbia una proposta diversa.
Se proprio insistete, magari ve la facciamo un’altra puntata, perché molte delle anomale contraddizioni contenute in quaranta minuti d’intervista al buon Avv. Libutti, non riusciamo a sintetizzarle in due soli articoli.









