Il dado è tratto.
Possiamo sbagliarci, ma la sensazione è che agli Agenti di assicurazioni non piaccia sentirsi dire la verità. Preferiscono affidarsi alle illusorie teorie delle loro rappresentanze, quasi a sgravarsi di ogni pensiero. Molti poi attendono solo di andarsene in pensione.
Eppure la realtà è ben evidente. Non scappa, non urla, al massimo “sussurra”.
Sussurra ad esempio all’intera categoria che l’ANA 2003 è destinato a vivere in eterno senza mai vedere l‘alba di un suo rinnovo. Quello dell’ANA sembra oramai un capriccio, un qualcosa di superfluo di cui poter fare a meno visto che c’è chi ritiene che quello attuale vada più che bene. Ma un Accordo collettivo equo, al passo con i tempi e che detti in maniera chiara le regole del gioco è di vitale importanza per qualsiasi categoria.
Un ANA scaduto da quasi vent’anni. Anni di giochini, tavoli saltati e ricostituiti e poi saltati di nuovo, prese di posizione astruse più volte modificate, versioni cangianti, interviste, congressi e presunti comitati. Un lunghissimo periodo caratterizzato dagli eventi di cui sopra che, in realtà, nascondono solo la manifesta incapacità di negoziazione con la controparte. Una mediocrità assoluta che vede in primis le responsabilità di chi da sempre si auto incensa come l’Associazione degli Agenti più importante e rappresentativa.
Nel frattempo accade l’imponderabile: l’Associazione delle Imprese Assicurative si spacca, perdendo due colossi che rappresentano quasi 1/3 delle agenzie operanti sul territorio nazionale. Le domande in queste condizioni sorgono spontanee: Come potrà mai l’ANIA sedersi al tavolo per il rinnovo di un Accordo collettivo dal quale le Compagnie in essa rimaste, traggono solo enormi benefici? Ed ancora: Allianz ed Unipol, potranno mai ratificare l’eventuale rinnovo di un ANA siglato da un’Associazione alla quale non appartengono più? Come potrebbero mai condividere supinamente un Accordo collettivo che non li vedrebbe né partecipi né firmatari?
Ma se è per questo, parliamo di un ANA (che risale al 1975 non certo al 2003) che comunque piace tantissimo al proprietario dello SNA che per primo non intende rinnovarlo, per cui è ancor più utopistica qualsivoglia ipotesi in questo senso. Che dire poi delle “fiabe per ragazzi” che raccontano di “Accordi collettivi applicabili tempo per tempo” e che hanno suscitato tanta tranquillità e serenità sia nello SNA che in ANAPA (Uniagenti non pervenuta!).
Sulla recente notizia della fuoriuscita di Allianz Spa dall’Ania, il Sindacato Nazionale Agenti comunica urbi et orbi di aver fatto una conference call con i GAA di Allianz al fine di “avviare ulteriori iniziative di analisi e approfondimento sulle possibili conseguenze della scelta aziendale, sia sul piano delle relazioni industriali che su quello del sistema di rappresentanza”.
Ma non vi sentite più tranquilli dopo quest’incontro on line tra i GAA di Allianz e lo Sna? Ma di quali “ulteriori iniziative di analisi” parlano? L’analisi è presto fatta ed è quella di cui sopra e risulta tanto semplice quanto tristemente ovvia.
Ci chiediamo se in quest’occasione i Gruppi Agenti Allianz abbiano avuto il coraggio di sbattere in faccia al Demozzi le responsabilità di cui sopra, oppure se giocano a nascondino anche loro e non vedono l’ora di fargli fare l’ennesima passarella in qualità di ospite nei loro prossimi Congressi.
Una presidenza SNA che dopo tre lustri non è stata capace di siglare l’Accordo di primo livello di sua pertinenza costringendo quindi i GAA a trovare accordi integrativi con le rispettive mandanti, ma che al tempo stesso pretende con forza di entrare nel merito degli Accordi di secondo livello, pena deferimenti ed espulsioni ad adopera dei Probiviri (!?).
Oramai sembra anche inutile farsi domande sul perché di cotanta accondiscendenza e tolleranza nei confronti di chi (per giunta) viene profumatamente pagato per tutelare gli interessi della categoria in questo modo.
Sta di fatto che si delinea un futuro fatto di Accordi aziendali tra GAA e Compagnie ad integrazione/sostituzione dell’ANA 2003, con tutte le conseguenze che ne derivano. Accordi che, tra l’altro, renderanno del tutto inutili ed insignificanti le stesse rappresentanze Sindacali.
Cari Agenti di assicurazione ma, soprattutto, care generazioni future di Agenti, vi ritrovate nel classico “punto di non ritorno” e vi ci ritrovate per colpa di chi fino ad oggi ha tergiversato inventandosi slogan. Sappiate che quel “qualcuno” ha un nome ed un cognome ed ha abilmente lavorato per raggiungere il controllo totalitario della Élite chiamata ad eleggerlo. La stessa Élite alla quale ha già chiesto fedeltà assoluta per i prossimi tredici anni, vale a dire fino al raggiungimento del suo 70° anno di età…ma che nessuno dica che è incollato a quella poltrona (!).
Ma oramai non è più un problema neanche quello. Il dado è tratto.









